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Che ne sarà dei gioielli della Primavera?

Dopo il terzo scudetto nella storia, conquistato venerdì sera a Parma, il grosso della squadra di Brambilla saluterà i compagni. Prima squadra come sbocco, ma per chi?

La gioia per il terzo scudetto Primavera nella storia dell’Atalanta non ha ancora smorzato la sua eco roboante, dai corridoi del “Tardini” di Parma a quelli della sede a Zingonia, tra l’altro col nuovo plesso a servizio del vivaio ancora da inaugurare ufficialmente. Ma il successo a ventuno anni dall’ultima volta lascia aperti molti interrogativi sul futuro, anche nell’ottica del ricambio generazionale. Se l’Under 19 del confermato Massimo Brambilla potrà contare sul solito mix ragionato tra Berretti e Under 17, impegnata da lunedì nella fase finale (alle 17.30, a Santarcangelo di Romagna, c’è l’Inter, come ieri sera in finale; giovedì sera l’eventuale sfida per il titolo contro Roma o Napoli), infatti, c’è da chiedersi quanti e quali degli attuali gioielli della vice ammiraglia di casa potranno far parte del progetto-prima squadra di Gian Piero Gasperini.

PROMOSSO, MA PER QUANTO? Da aprile, leggi esordio il 15 con l’Empoli con seguito succoso il 29 con l’Udinese, dove s’è inserito di prepotenza nel gioco a due in area con Andrea Masiello che ha provocato il fallo da rigore di Sandro per schiodare lo score (penalty di de Roon a 9′ dal 90′, bis di Mario Pasalic entro 4′), Roberto Piccoli è stato proiettato di prepotenza nel mondo dei big. Sarà che i nerazzurri, a livello senior, avendo rinunciato a gennaio a Emiliano Rigoni e non avendo trovato in Musa Barrow una valida alternativa in avanti com’era avvenuto invece nella seconda metà della stagione precedente, avevano bisogno comunque di qualcuno di stazza e col sangue agli occhi per consentire ai titolari di rifiatare negli ultimi minuti.

PREMIATI E AGGREGATI. Il sorisolese, nato il 27 gennaio 2001, invero sfiatato nell’atto conclusivo della stagione coi Brambilla-boys, ha avuto il merito di farsi trovare pronto. Verrà aggregato al ritiro di Clusone con il coetaneo difensore centrale Caleb Okoli, l’aletta del 2002 Amad Traore, fratello d’arte che si divide tuttora con la terza giovanile della serie allenata da Giovanni Bosi e il risolutore (doppietta ai supplementari in semifinale al Torino, matchball all’Inter) delle fasi finali del Trofeo Facchetti, il 2000 gambiano Ebrima Colley che ha agito da esterno alto a sinistra (di riserva) in attacco senza avere però un ruolo suo (è più una mezzala).

BOCCIATO DA MINUTAGGIO ALTROVE. Si diceva di ragazzini abili e arruolabili, forse pronti subito, se non altro a far numero, tenendo alto il livello in allenamento. Non così Dejan Kulusevski, fantasista del 2000 forse troppo innamorato della palla, premiato come il migliore delle Final Six tra Sassuolo e Parma (Baby Dea solo nella sede verdiana) e rispedito al piano di sotto ad aprile a dispetto del tris di spezzoni in quello di sopra, forse soprattutto per il congruo minutaggio sprecato in casa del Torino (ko per 2-0) il 23 febbraio scorso: subentrato all’infortunato Robin Gosens con conseguente virata all’indietro di Timothy Castagne al diciottesimo, allineato in avanti con gli altri due tenori di giornata Duvan Zapata e Josip Ilicic, dalle polveri bagnate anche loro, e bocciato al 26′ della ripresa a favore di uno spentissimo Musa.

CHI RESTA E CHI VA. Uno destinato al prestito altrove per rilanciarsi accumulando giri di lancetta nelle gambe, proprio come il nazionale svedese Under 21, uno a chi manca forse la disciplina tattica per imporsi. L’uno contro uno o contro tutti, in serie A, battesimo del fuoco a Frosinone il 20 gennaio con l’1-3 dal Milan a metà del guado, non gli riesce nemmeno per scherzo. Ed è sostanzialmente una mezzala offensiva, non un trequartista alla Gasp, anche perché sul portatore di palla non torna. Piccoli nella Primavera non rimarrà, lo dicono tutti: spazio a un parcheggio, magari cadetto, per crescere. Non così Okoli e Traore, che hanno qualche brufolo (metaforico) da togliersi per lo svezzamento calcistico completo. E Colley? Difficile che resti a fare il fuoriquota, come il trio del ’99 Enrico Delprato-Andrea Colpani-Nadir Zortea. Tutti al massimo in cadetterìa.

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