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Compleanni atalantini: auguri a Boldini e Vecchiola

Il mancino bresciano compie 65 anni, il marchigiano 49: comparse rispettivamente degli anni ottanta e novanta senza lasciare molte tracce

Uno faceva il terzino sinistro e indossava la numero 6, perché il 3 era della roccia Carmine “Mimmo” Gentile. L’altro sostanzialmente l’esterno alto, 7 o 11 poco importava. Il primo retrocesse al secondo anno con Nedo Sonetti, il secondo fu strumentale al ritorno in A con Emiliano Mondonico. Rispettivamente dagli anni ottanta e novanta dell’Atalanta sbucano i due compleanni nerazzurri di oggi, Simone Boldini da Ghedi e Sebastiano Vecchiola, 65 e 49 anni. Poco più che meteore, che a Bergamo hanno lasciato la scia luminosa dell’impegno e della dedizione in epoche diverse.

BOLDINI, AD ASCOLI CON PERICO. Proveniente da Napoli nelle liste suppletive dell’ottobre 1985, il bresciano Boldini, cresciuto nel Milan, dove vinse da rincalzo la Coppa Italia (’72 e ’77) e lo scudetto della stella sotto il Barone Nils Liedholm nel ’79, e formatosi nello Spezia e nel Como, ad Ascoli (1979-83) aveva incrociato i destini degli ex (e futuri) nerazzurri Eugenio Perico (giovanili), Adelio Moro (poi in rossonero, ex Inter) e Hubert Pircher. Ritrovando il mediano-difensore anche a Bergamo, agli ordini dell’allenatore di Piombino. 17 presenze in campionato di cui 13 da titolare nella prima stagione, 11 (2) nella seconda, più 2 e 5 in Coppa Italia, da runner up dei Ciucci del double di Maradona – con cui aveva condiviso la seconda annata in riva al Golfo – e Bianchi: il curriculum da bergamasco onorario del mancino dell’oltre Oglio. Pistoiese e Saronno, con ritiro nel 1990, le ultime stazioni sul campo; in panchina, cominciano dal ’92 nella capitale lombarda dell’Amaretto, anche Monza, Carrarese, Livorno, Pro Sesto, Como, Lugano, Renate, Tritium e Olginatese.

IL GIOVANE VECCHIOLA. Al contrario del già maturo difensore Vecchiola, nativo di San Benedetto del Tronto, giunse ventiquattrenne sotto le Mura, nell’incipit del Mondo Atto II. Cresciuto nella Sambenedettese, passato per il quadriennio all’Ancona, dopo la parentesi orobica fu poi protagonista non di primissimo piano con le maglie di Venezia, Pescara, Reggiana, Ravenna, Genoa, Napoli, Mestre, Maceratese e di nuovo all’ombra del Conero con ritiro a quota 35. Nella Dea trainata nella massima serie dai gol (14) di Maurizio Ganz, che come compagni di reparto poteva contare su Giampaolo Saurini, Federico Pisani e Leo Rodriguez, con Cristiano Scapolo all’ala e il duo di mediani di ritorno Valter Bonacina-Daniele Fortunato, l’uomo del Tronto si fece 13 partite su 20 dal primo minuto più un paio a testa in Coppa Italia e nel Torneo Anglo-Italiano, andando a segno quattro volte: doppietta nel tris casalingo al Delfino il 23 ottobre 1994 da cambio nella ripresa di Emanuele Tresoldi, pari su rigore col Cesena l’11 dicembre e il terzo nel 3-2 di Venezia il 25 febbraio 2005 da subentrato (68′) a Tomas Locatelli. Da dirigente vicino a casa le esperienze extra-gioco: Grottammare, Castelfidardo e Anconitana. Tanti auguri.

 

 

 

 

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